LIBERTY. UNO STILE PER L'ITALIA MODERNA

Dopo le due rassegne dedicate a Wildt nel 2012 e al Novecento nel 2013, continua, da parte della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, l’impegno ad indagare protagonisti ed ambiti del Novecento italiano. Questa volta la mostra, prevista tra il 1° febbraio e il 15 giugno 2014 nella sede dei Musei San Domenico, intende esplorare la grande stagione del Liberty. Come per tutte le esposizioni realizzate a Forlì l’occasione è anche un preciso legame con il territorio, da cui il percorso si estende in un ambito nazionale. L’Emilia e la Romagna sono state infatti una delle più significative officine italiane del Liberty, un gusto, uno stile, ma anche un modo di vita, una visione del mondo, che ha dominato l’Europa nell’epoca esaltante, per il suo slancio di rinnovamento, tra l’ultimo decennio dell’Ottocento e la Prima Guerra Mondiale. Per l’Italia, il Liberty – definito con una terminologia comune Art Nouveau in Francia, Jugendstil in Germania e Modern Style in Inghilterra – ha rappresentato una tendenza, un movimento di rinnovamento, nell’affermazione di un nuova estetica che rappresentasse, superando lo storicismo e il naturalismo che avevano dominato gran parte del secolo, le aspirazioni della modernità.

La forza dello stile  floreale, come venne anche chiamato, fu quella di creare un linguaggio e un’atmosfera comuni tra l’architettura e le varie arti, anche e particolarmente quelle applicate all’industria, la letteratura, il teatro e la musica. Il sogno, la magnifica utopia di una bellezza che fosse in grado di interpretare il mondo trasformato dal progresso tecnologico, vennero celebrati dalle grandi esposizioni, come quella nazionale di Palermo nel 1891-1892, dell’arte decorativa moderna di Torino del 1902 e del Sempione a Milano nel 1906, ma erano destinati ad infrangersi una prima volta, nel 1912, con la tragedia del Titanic e, definitivamente due anni dopo, con lo scoppio della Grande Guerra.  Il Liberty italiano è stato oggetto negli anni di ricerche, studi, operazione di restauro e valorizzazione, ma, nonostante alcune importanti rassegne che gli sono state dedicate, è mancata una grande mostra in grado di restituire l’identità di quello stile, le sue diverse formulazioni nell’applicazione alle varie arti e in particolare l’eccezionalità di quel clima irripetibile, pervaso dall’ottimismo ma anche dall’inquietudine espressi dalla modernità. La mostra indagherà l’origine del modello stilistico del Liberty, riconosciuto nella rilettura di uno dei grandi protagonisti del nostro Rinascimento: Botticelli. Così come andrà a lumeggiare le relazioni profonde e le contaminazioni con l’arte europea del periodo, in particolare le Secessioni. Le sale dei Musei San Domenico ospiteranno una mostra che cercherà di far dialogare, con un allestimento basato sui rimandi, i confronti, e gli effetti spettacolari, la pittura con la scultura e le arti decorative, dalle vetrate ai ferri battuti, ai mobili, agli oggetti d’arredo, ai tessuti ed ai gioielli. Evidenziando certi temi e alcune soluzioni formali, sarà possibile tracciare una linea comune tra i dipinti di Boldini, Previati, Nomellini, Baccarini, Kienerk, Grubicy de Dragon, Segantini, Pellizza da Volpedo, Longoni, Sartorio, De Carolis, Marussig, Zecchin, Chini, Casorati, Mucha, Boccioni, Dudreville, Innocenti, Bocchi, Viani e le sculture di Bistolfi,  Ximenes, Trentacoste, Canonica, Rubino, Andreotti, Wildt, Martini, le vetrate e i ferri battuti di Mazzucotelli e Bellotto, le ceramiche di Galileo Chini, Baccarini, Cambellotti, Spertini, Calzi, i manifesti di Dudovich, Terzi, Hohenstein, sottolineando, attraverso un apposito apparato grafico, i rapporti con la letteratura, tra D’Annunzio, Pascoli e Gozzano. Ma anche con la musica di Puccini, Mascagni e Ponchielli. Sarà dunque possibile sottolineare i molti punti di incontro, come nella ricorrente metamorforsi tra la figura umana, il mondo animale e quello vegetale,  tra Liberty e Simbolismo.  I confronti europei non potranno prescindere da autori come Klimt, Adler, Moser, Tiffany, Klinger, Boecklin, Van Stuck, Morris, Leighton.

 

La produzione di ceramiche d’arte, documentata ad altissimo livello dal maggior museo del genere esistente al mondo, il MIC (Museo Internazionale delle Ceramiche) di Faenza, che sarà partner della mostra, è stato uno dei maggiori esiti del Liberty italiano. Sempre a Faenza, sua città d’origine, è legato un personaggio di livello europeo, Domenico Baccarini, figura chiave per il fatto di essere stato - come anche altri protagonisti tra cui Chini, Casorati, Cambellotti - un artista “totale”, impegnato sui diversi versanti della pittura, scultura, grafica e decorazione. Sempre a questo ambito di una progettazione artistica che comprende diversi settori va riferita l’attività della bolognese Aemilia Ars, diventata nella sua eccellenza uno dei maggiori laboratori del nuovo gusto. Da Ferrara veniva Previati, uno dei maggiori interpreti del Simbolismo italiano. La Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna conserva nella sua sede storica uno straordinario capolavoro, il monumentale Cesare Borgia a Capua. Opportuni rimandi potranno inserire la mostra in un affascinante itinerario non limitato solo a Forlì e Faenza, ma esteso all’intera regione.

http://www.mostrefondazioneforli.it/archivio/liberty/

 

 


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